Pubblicazioni

 

Cult Fiction
Editrice Quinlan Macerata 2018
Saggio di Goffredo Fofi

 

Cult Fiction
Editrice Quinlan Macerata 2018
Essay by Goffredo Fofi

 

 
 
 
…La “mutazione” degli anni settanta – una delle molte che il Novecento ha visto e subito – vide da parte del potere (alto e basso, e non solo cinematografico) la rappresentazione esplicita delle attività sessuali del genere umano come un nuovo mercato, e di conseguenza la liberazione sessuale sognata e teorizzata dalla parte più libera (quella che non si sognava come neo-leninista o, di fatto, neo-stalinista) dei movimenti degli studenti perse rapidamente le sue sacrosante connotazioni libertarie, e il “sistema” se ne servì per recuperare le antiche “volgarità”, tenute sino allora nascoste negli enfers delle biblioteche nazionali. Questa mutazione fu certamente più radicale e più grave di quella del “miracolo economico”,

…Su questi anni, dal punto del vista del costume si è indagato assai poco, pochi storici si sono spinti al massimo a prendere in considerazione materiali sino allora trascurati (canzonette, spettacoli televisivi), accennando molto superficialmente a una mutazione del costume e nella mentalità che fu invece radicale e che ha lasciato un gran segno, aprendo a nuove e più aberranti mutazioni quali quelle che stiamo vivendo. Quelle che hanno portato al dominio della tecnologia e della finta comunicazione. E alla morte del cinema, insisto, come fenomeno culturale di massa, arte popolare per eccellenza tra gli anni venti e i sessanta del secolo scorso, e arte per eccellenza di quel secolo insieme alla fotografia.

…One of the factors involved in the “mutation” of the Seventies – one of the many which the Twentieth century has seen and undergone – consisted of the fact that the powerful (high and low, and not only in the movie business) saw the explicit representation of human sexual activity as a new market. As a consequence, the sexual revolution that the most liberated members of the student movements (those who did not see themselves as neo-Leninists or indeed neo-Stalinist) had dreamed about and theorized was soon to lose its sacrosanct libertarian connotations, and the “system” used it to recover the old “vulgarity” which had until then been hidden in the enfers of national libraries. There is no doubt that this mutation was more profound and serious than the economic boom,
…Very little research has been done on the costumes of those years. A few historians have, at most, ventured to make very superficial comments on a change of costume and mentality which was, on the contrary, profound and which has left deep marks, opening the door to other, more aberrating transformations as the ones we are going through now. Those which have led to a situation where technology and fake communication dominates. And, I insist, to the death of cinema as a cultural phenomenon of the masses, which was a popular art par excellence between the Twenties and the Sixties of last century, and an art par excellence of that century on a par with photography.
Goffredo Fofi

 


Travestimento
Postcart Edizioni Roma 2016
Testo di Gianluca Ranzi

 

Travestimento
Postcart Edition Rome 2016
Text by Gianluca Ranzi 

 

 

 

… le immagini che compongono questa serie fotografica di Marialba Russo, scattate nell’ambito di un intenso lavoro portato avanti per alcuni anni in Campania tra il 1975 e il 1980, superano con forza l’idea di una fotografia esclusivamente autoreferenziale o autobiografica, nonostante anche questi elementi vi rientrino come una delle loro caratteristiche. Si assiste infatti al farsi immagine di una particolare “mescla” programmatica e visiva che vede convergere antropologia culturale e progetto artistico, sguardo narrativo partecipe e distacco documentario, evidenziando quei nessi sedimentati e stratificati nella memoria collettiva profonda quanto inconsapevole che si potrebbero ben definire “dimenticati a memoria”,
… In effetti per questi uomini abbigliati e truccati da donna, travestirsi vale un po’ come spogliarsi: è un modo di liberarsi dal consueto e dal quotidiano, di spingersi oltre le colonne d’Ercole del genere e della categoria. E’ un modo che, seppur vissuto inconsciamente e nell’ambito di una festa carnevalesca di oggi, affonda le sue radici in una selva di antichi miti e di riti transculturali che avevano lo scopo di riconnettere gli opposti

La malinconia qui è congeniale perché diviene il simbolo stesso sia della lontananza mitica in cui affonda lo sguardo dei soggetti e sia dell’ambigua indefinizione di genere che traspare da questi volti. La malinconia è come il sorriso della Gioconda, una sfumatura al limite della percezione che sposta il piano dell’osservazione dalla biografia del soggetto al suo grado di fusione con la natura, fino alla sua capacità di riassorbirsi in essa.

… the images that make up this series of photographs by Marialba Russo, taken as part of an intense period of work of some years in Campania, between 1975 and 1980, powerfully transcend the idea of a photography which is only self-referential or self-biographic, even if also these elements are present.
witnessing how the images turn into a very special programmatic and visual blend, where cultural anthropology converges with artistic design, participating narrative gaze and documentary detachment, to accentuate the equally profound and unconscious links that are buried and stratified in collective memory, which may well be defined “forgotten by heart”

… In fact, to these men, dressed and made up as women, cross-dressing is a bit like undressing: it is a way to rid oneself of the ordinary, of everyday things, to venture beyond the columns of Hercules of gender and category. Even if the protagonists are unaware of it and relate it to a present-day carnival celebration, the custom buries its roots in a jungle of ancient transcultural myths and rites which served to reconnect opposites
The melancholy is, on the contrary, congenial because it becomes the very symbol of both the mythical remoteness in which the gaze of the subjects is lost, and of the ambiguous lack of gender definition which is perceptible in these faces. Their melancholy reminds of Monna Lisa’s smile, an only just perceptible nuance which moves the level of the observation from the subject’s biography to its degree of merger with nature, to its ability to be reabsorbed into it.

Gianluca Ranzi



Confine

Silvana Editoriale, Milano 2015
Testi di Luciana Castellina, Marina Giaveri, Roberta Valtorta

 

Border
Silvana Editoriale, Milan 2015
Texts by Luciana Castellina, Marina Giaveri, Roberta Valtorta

 


Confine è il nuovo lavoro fotografico dell’artista napoletana Marialba Russo,
il secondo di una trilogia in fieri, frutto di una solitaria e tenace ricerca maturata
nel tempo e realizzata fra il 2000 e il 2010 in Italia centro meridionale.
Nel bianco e nero di questa narrazione fotografica che si dispiega tra recinti, reti, prati,
montagna, terra, cielo, vento e che ha come protagonisti una capra, un coro di animali amici
e, infine, la mano dell’uomo si snoda un discorso sulla libertà e sulla violenza.
Ciò che vediamo, organizzato in forma metaforica, è la lotta di un essere vivente per ottenere la libertà.
E’ una storia che riflette i tempi che stiamo vivendo, i fatti che stanno accadendo,
i sogni che stiamo cercando.

Confine is the latest photographic work of the Neapolitan artist Marialba Russo,
the second episode in a trilogy still in progress. The outcome of solitary research
tirelessly conducted over an extended period of time, it was developed in central-southern Italy between 2000 and 2010.
This black & white photographic narrative unfolding through fences, netting, meadows,
mountains, land, sky and wind, with a goat, a group of animal friends
and, finally, the hand of man as its protagonists suggests a discourse on freedom and violence.
What we see, in a metaphoric guise, is a living creature’s struggle for freedom.
This is a story that reflects the times we are living in, the events which are taking place,
the dreams we are searching for.



l’Incanto

Skira. Milano 2004
Testo di Paul Valéry

 

the Enchantment
Skira, Milan 2004
Text Paul Valéry

 

 

in un corpo che resta
e l’altro va via
muta è la distanza tra i due
la parola si confonde nelle cose che ha amato
e tutto sembra sostenerla
e niente allora può avvicinare
toccare con mano
la distanza è la distanza del nulla
nel fondo incerto
sorprende l’esistenza di corpi sospesi
la mano va oltre
si ritrae galleggia
alla ricerca di un corpo perduto
nell’immagine riflessa è come esistere senza tempo
oltre il suono delle parole apre l’attesa
e tutto scorre quasi come fosse una certezza

Marialba Russo

within a body that remains
and the other departs
mute is the distance between them
the word metts into things it once loved
and everything seems to sustain it
and then nothing can it approach
reach out to touch
the distance is the distance of nothingness
in the uncertain depths
the existence of suspended bodies surprises
the hand moves beyond
withdraws floats
searching for a lost body
in the reflected image you exist without time
beyond the sound of words opening a wait
and everything flows nearly as though it were a certainty

Marialba Russo


 

il ritratto di me
GTE, L’Aquila 1999
Testo Nadia Fusini

 

Portrait of Myself
GTE, L’Aquila 1999
Text by Nadia Fusini













La visione di sé in una serie di ritratti e autoritratti fotografici di Marialba Russo
raccolti nel tempo e elaborati dall’autrice anche con interventi pittorici

A vision of the self in a series of portraits and self-portraits of and by Marialba Russo
gathered over time.The photographs have been further elaborated, also by the artist’s paintwork

 


Famosa

GTE, L’Aquila 1998

Un piccolo libro di Marialba Russo dedicato al suo cane Famosa
con fotografie e disegni dell’autrice e dei suoi amici

A slim volume by Marialba Russo devoted to her dog Famosa
with images and illustration by the author and friends

 



 

 

 

 

 

Ho vissuto con Famosa diciotto anni, dal ’74 al ’92. Ora questo è Famosa

I lived with Famosa eighteen years, from ’74 to ’92. Now this is Famosa

Roma, Fasti Moderni il disordine del tempo
Fondazione Mudima, Milano 1993
Testo di Daniela Palazzoli

Con questo lavoro sulla Roma archeologica Marialba Russo muove la sua ricerca dalla
fotografia del tempo del rito e della tradizione a una fotografia più intima e analitica,
dove il paesaggio è metafora di un tempo interiore.

Roma, Fasti Moderni the disorder of time

Fondazione Mudima, Milan 1993
Text by Daniela Palazzoli

With this work on archaeological Rome Marialba Russo moves from her photographic
investigation of ritual and tradition towards a more intimate and analytical photography,
where landscapes is a metaphor for the marking of interior time.


il tempo che separa il passato dal presente
è solo un piccolo abbaglio che rende la memoria più profonda e silenziosa
E se nel suo sottile tracciato si confondono le domande e le risposte
e se il silenzio diventa parola
la parola non può che ripercorrere i segni del silenzio
e immediatamente crea un’astrazione
l’astrazione di una figura che oltre sé
sente impercettibile il senso di una cosa che verrà
E’ il disordine del tempo

Marialba Russo

the time that divides the past from the present
is only a slight illusion that makes memory more silent and deeper
And if questions and answers grow subtly confused in the wake of it
and if the silence turns into words
words can only retrace their way through the signs of silence
and immediately create an abstraction
the abstraction of a figure where beyond it one feels
the still obscure meaning of something to come
This the disorderof time

Marialba Russo

Benetton
Fotografie di Marialba Russo
A cura di Franco Batacchi
Marsilio Editori, Venezia 1991

Una monografia dedicata alle sculture in ferro di Toni Benetton,
uno dei maggiori scultori contemporanei,
in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Benetton
Photographs by Marialba Russo
Edited by Franco Batacchi
Marsilio Editori, Venice 1991

A monograph on the iron sculptures of Toni Benetton,
one of the greatest sculptors of our time, on the
occasion of his eightieth birthday.


Marialba Russo, Fotografie 1980-1987
Con una lettera di Alberto Moravia
Electa-Elemond, Milano 1989

Una raccolta di fotografie degli anni Ottanta proposta
dalla Galleria d’Arte Moderna Giorgio Morandi di Bologna.

 

Marialba Russo, Photographs 1980-1987
With a letter from Alberto Moravia
Electa-Elemond, Milan 1989

A selection of photographs from the eighties; an initiative
of the Galleria d’Arte Moderna Giorgio Morandi in Bologna.


Cara Marialba,
la fotografia da una parte sfiora la pittura a causa della sua volontà di parlare con le immagini;
dall’altra sfiora la vita nel suo farsi a causa della sua meccanica capacità di coglierne le
apparenze nel momento stesso che è più muta e significativa. La fotografia, insomma, ha il
mezzo forse più adatto a sorprendere quelle fulminee manifestazioni del mistero che James Joyce
appropriatamente chiamava epifanie.  La pittura, naturalmente, mira anch’essa all’epifania ma la
costruisce con lento e articolato artifizio: la mano del pittore non può competere in rapidità con
lo scatto dell’obbiettivo. E questo è tanto vero che la fotografia ha distrutto la descrizione nei romanzi.
Balzac, nel Père Goriot cerca di evocare l’epifania di una deprimente pensione di famiglia in molte e
molte pagine; quella stessa pensione il cinema ce la fa vedere in un solo fotogramma. Naturalmente
non parlo qui dell’istantanea ma di apparizioni fugaci del significato più segreto e più enigmatico
del reale. La macchina fotografica in questo caso diventa illuminazione e il reale manifestazione di
qualcosa che c’era in quel momento preciso e che non c’era prima e non ci sarebbe stato dopo.
Qualche cosa cioè il tutto.
Tu naturalmente miri a sorprendere queste manifestazioni ovvero epifanie nel loro apparire
primo e unico sia che fotografi un cane di notte presso una palma, sia che ci fai vedere quattro
personaggi vestiti di nero sullo sfondo di una porta chiusa, sia che riprendi due ragazze una
delle quali dorme e l’altra si guarda le unghie, sia che accoppi lo sguardo dello scugnizzo
a quello del suo asino. Ma non è un caso che le tue epifanie ovvero manifestazioni del mistero
che ci circonda siano state tutte scattate a Napoli e in genere nel Sud. Infatti è proprio in
questa parte d’Italia, che grida e gesticola con l’architettura barocca, che la realtà quotidiana
è più schiva, più silenziosa, più misteriosa, più, insomma, epifanica. Al massimo clamore del
potere corrisponde un secolare, forse ironico e in tutti i casi rassegnato mutismo delle cose
e delle persone più umili. Tutt’al più uno sguardo in una faccia impassibile, simile alla
screpolatura di un vecchio muro, rivelerà la struttura del mistero.
Cara Marialba, tu sai quello che voglio dire con queste mie poche parole perché sto dicendo
appunto il tuo segreto. T.S. Eliot diceva che i gatti pensano al loro nome che ovviamente sono i
soli a conoscere. Gli artisti in fondo sono come i gatti di Eliot; anche loro pensano a qualche cosa
che rimane sconosciuto a tutti fuorché a loro stessi. Io ho provato a dire il nome del gatto.
Spero di esserci riuscito almeno in parte
.

Dear Marialba,
photography, in one sense, touches on painting due to its desire to speak with images; and
in another, it touches on life in the moment the image is formed – due to its mechanical
ability to capture likenesses at the very instant when it is at its most silent and meaningful.
Photography, in short, has perhaps the best means to capture unaweres that kind of lightning
quick revelations of mystery that James Joyce so appropriately termed epiphanies.
Painting too clearly aspires to epiphany but it constructs it through a slow and articulated
artifice: in rapidity, the painter’s hand can in no way compete with the release of the
photographic lens. And this is so entirely true that photography has destroyed description in
novels. Balzac, in his Père Goriot writes page after page seeking to evoke the epiphany of a
depressingly run-down family lodging; the cinema shows us the same lodging in a single
frame. Naturally, I’m not referring to instantaneity here, but rather to fleeting apparitions of
the most secret and enigmatic meaning of reality. The camera in this sense becomes
illumination; the concrete manifestation of something that existed at that precise moment in
time, that was not there before and would not be there afterwards. Something, that is,
everything.
Naturally enough, you aim to surprise these revelations or better epiphanies in their first and
unique appearance whether you photograph a dog at night by a palm tree, or you show us
four people dressed in black against a closed door, or two girls – one asleep; the other
examining her own ingernails –, whether you pair the eyes of a Napolitan urchin with
those of his donkey.
But it’s no coincidence that your epiphanies or better your revelations of the mystery that
surrounds us were all taken in Naples and, in general, in the South. In truth, it’s exactly here in
this part of Italy, that shouts and gesticulates with baroque architecture, that daily life is at its
most unforthcoming, silent, enigmatic, at its most epiphanic. Set against power’s deafening
din there is a correspondent secular, perhaps ironic and forever resigned muteness of the
most humble people and things. At most, the look on an impassive face, not unlike the crack
along an old wall, can reveal the structure of mystery.
My dear Marialba, you know what I’m trying to say with these few words of mine because in
fact I’m telling your secret. T. S. Eliot used to say that cats think about their names and of
course they are the only ones who know them. Artists, at heart, are just like Eliot’s cats; they
too think about something known to them alone. Mine is an attempt to call the cat by its
name. I hope that, if only in part, I have succeded.

Alberto Moravia


Capua antica
Testo di Werner Johannowsky
Guida Editori, Napoli 1989

Uno dei più vasti siti archeologici d’Italia
visto attraverso gli occhi di Marialba Russo.


Capua Antica

Text by Werner Johannowsky
Guida Editori, Naples 1989

One of Italy’s most extensive archeological
sites as seen by Marialba Russo.

Sardegna
Testi a cura di Valeria Gigante Lanzara
Guida Editori, Napoli 1989

L’isola più conosciuta del Mediterraneo nelle vedute
di Marialba Russo accompagnate da brani di scrittori
e poeti, da Omero a Ungaretti.

Sardinia
Texts edited by Valeria Gigante Lanzara
Guida Editori, Naples 1989

Marialba Russo’s images of the most famous island of
the Mediterranean; with texts by writers and poets
from Homero to Ungaretti.


Isole d’estate

Di Norman Douglas
A cura di Carlo Knight
Note di Giorgio Buchner
Giuda Editori, Napoli 1988

Un intimo percorso fotografico di Marialba Russo tra le
isole di Ischia e di Ponza sulle tracce del noto libro di
viaggio dello scrittore Norman Douglas.

 

   Summer Islands
   By Norman Douglas
   Edited by Carlo Knight
   Notes by Giorgio Buchner
   Giuda Editori, Naples 1988

   An intimate photographic journey by Marialba Russo
   around the islands of Ischia and Ponza based on the
   well-known travel book by Norman Douglas.

Il Presepe Napoletano
La Collezione del Banco di Napoli

A cura di Marisa Piccoli Catello
Saggi di Raffaello Causa e Nicola Spinosa
Guida Editori, Napoli 1987

Un viaggio fotografico di Marialba Russo in un’imponente
collezione di presepi prodotti dagli artigiani napoletani
del XVIII e XIX secolo.

The Neapolitan Crib
The Bank of Naples Collection

Edited by Marisa Piccoli Catello
Texts by Raffaello Causa and Nicola Spinosa
Guida Editori, Naples 1987

A photographic survey by Marialba Russo of an imposing
   collection of cribs made by Neapolitan craftsmen in the
   eighteenth and nineteenth centuries.

 

Carnevale – Campania 1970/1980
Tempi Moderni, Napoli 1982

Dal lavoro decennale di Marialba Russo una selezione di fotografie dedicate al rito più
creativo e trasgressivo della tradizione campana: il Carnevale
Testo di Filiberto Menna


Carnival – Campania 1970/1980
Tempi Moderni, Naples 1982

Taken from a decade of work by Marialba Russo, a selection of photographs depicting the
most creative and transgressive of rituals traditionally held in the Campania region:
the Carnival
Text by Filiberto Menna

 


… non è facile in queste immagini del Carnevale di Marialba Russo sottrarsi alla suggestione

del tema, all’impressione che il dato di realtà abbia un ruolo dominante ed esclusivo nel
costituirsi dell’immagine, quasi che la fotografia si metta da parte, come i committenti nelle
antiche pale d’altare. Tanto più che la pratica fotografica di Marialba Russo fa di tutto per
ingannarci con il suo registro oggettivante, anemotivo, antiespressivo…
La stessa predilezione di Marialba Russo per una spazialità “classica” deriva da questo
atteggiamento di fondo, che tende a darci un messaggio privo di attributi, semplice, diretto,
“naturale”. Ma è un inganno, un trompe-l’oeil consapevole, dal momento che l’artista sa bene
che la ”naturalità” dell’immagine è il risultato della introiezione di un codice formale forte
quale è appunto il codice della rappresentazione classica.
… Come il trompe-l’oeil, che gli artisti moderni riprendono per mostrarne la convenzionalità
linguistica, anche la fotografia di Marialba Russo, se attentamente osservata, svela la sua
natura convenzionale, storica e culturale, e il messaggio che essa ci invia è il risultato di una
visione formalizzata, fondata su connotazioni linguistiche volutamente “deboli” , non per
questo meno determinanti.
…Ma questo accade proprio perché l’occhio fotografico sembra si restare fermo alle
apparenze, oggettivo e impersonale, per far emergere il dato di realtà in tutta la sua
complessa articolazione, ma alla fine perché riesce ad attraversare la pelle delle cose e
sprofondare in una lontananza antropologica e culturale portandosi appresso una memoria
linguistica. L’artista scopre, così, nel Carnevale di oggi la struttura soggiacente alle antiche
kermesses fiamminghe, alle danze indiavolate, formicolanti di personaggi e di girotondi
impazziti; alla costanza della maschera e degli scambi che il volto intrattiene con essa, lungo
una linea che da Bosch giunge fino a Ensor ed oltre; ai paesaggi poveri e spogli attraversati
dalle figure solitarie di Bruegel.

…It is not an easy thing in this series of photographs of the Carnival by Marialba Russo to get
away from the suggestion of a theme, from the impression that the element of reality plays
a dominant and exclusive role in the construction of the image. It is almost as though the
photograph itself is consigned to the background, like the commissioners portrayed in olden
day altar panels.So much so that Marialba Russo’s approach to photography does everything
in its power to deceive us with its objectifyng register, its unemotional and anti-expressive
quality…
Her own predilection for a “spatial classicism” derives from this deeply held view; which
tends towards transmitting a message devoid of attributed elements, simple, direct, “natural”.
But it is a deception, a deliberate trompe l’oeil, because well the artist knows that the
“naturalness” of the image is the result of the interiorisation of a formal code as strong as the
code of classical representation itself.
…Like the trompe l’oeil that modern artists are once again using in order to attest to its
linguistic conventionality, on careful observation Marialba Russo’s photography reveals its
own conventional, historical and cultural nature, and the message we receive is the result
of a formalised vision, founded on linguistic connotations that are deliberately “weak”
but not for this any the less determinant.
…But this happens precisely because the photographic eye seems, yes, to stop at the
registration ofappearances, objective and impersonal, to allow the element of reality in all its
complex articulation to emerge but more accurately it is because in the end it succeeds in
passing through the skin of things, drifting ever deeper into an anthropological and cultural
distance that carries linguistic memory with it.
In this way she reveals in the modern day Carnival the underlying structures at work in the
archaic Flemish kermesses, in the devil dances teeming with characters and frenzied
ring-a-ring-a-roses;in the constant presence of the mask and the exchanges between it and the
face it hides, in the tradition of Bosch, to Ensor and beyond; in Bruegel’s impoverished and
barren landscapes where a solitary figure walks.
Filiberto Menna

In fondo al Sud
Priuli&Verlucca editori  Torino 1981
Testo di Arturo Fratta

Il libro propone i primi dieci anni di lavoro di Marialba Russo attraverso una raccolta
di fotografie sulla religiosità e la cultura subalterna centro meridionale italiana.

In the Deep South
Priuli&Verlucca editori Turin 1981
Text by Arturo Fratta

The book looks at the first ten years of Marialba Russo’s work through a selection of
photographs on religiosity and on the subaltern culture of Italy’s central and southern regions.

da un’intervista a Marialba Russo
“ Il Mattino” 20 marzo 1981 , direttore Roberto Ciuni

…Uno degli elementi che continua a caratterizzare la fotografia e a distinguerla dagli altri
linguaggi visivi è la sua essenza documentativa. Nel suo caso, che senso ha la documentazione
della cultura contadina?

Questa domanda ancora una volta sottolinea uno dei paradossi, a mio avviso, della cultura
massificata dei nostri giorni: ridurre tutto, anche la contemporaneità a storia, a documento.
Quasi a congelare, come per l’occhio fotografico, il vissuto in un istante fermo; riducendoci
così da attori a spettatori dei nostri gesti, dei nostri riti di ogni giorno, come se non potessimo
fare altro che riguardare le nostre azioni come il cineasta fa un attimo dopo alla sua moviola.
Voglio dire che si tende sempre di ridurre tutto a qualcosa che è “ già stato”, cioè al
documento.
Nel caso poi della cosiddetta cultura contadina, si viene a determinare un senso di
allontanamento del tempo ancora più emblematico, si allunga indefinitamente lo scalare
temporaneo dell’oggi nella storia del domani.
…il risultato del mio lavoro non è un film alla Cecile De Mille, al di là della testimonianza
si innestano i sensi e i significati della contemporaneità, evitando ogni forma di psicologia
 soggettiva, o per meglio dire di psicologismo, ogni figura , nel coro dei riti popolari è un
 attributo a quella lettura generale del momento, ogni figura determina un gesto chiarificatore
del rito stesso.

From an interview with Marialba Russo
“Il Mattino” 20 March 1981 Editor-In-Chief Roberto Ciuni

One of the elements that continue to characterise photography and differentiate it from other
visual languages is its documentary core. What meaning has a documentary approach
to rural cultures for you?

This question once again highlights what I believe is one of  the paradoxes of cultural
levelling these days: everything is reduced; even the contemporary is consigned to history,
to a document. As if to freeze, like the photographic eye, the past in an immobile instant,
thereby reducing us from actors to spectators of our gestures, of our everyday rituals, as if
we were only able to consider our actions as the cineaste does an instant afterwards, on his
moviola. What I mean is that we tend to constantly reduce everything to something that has “ already
 been”, that is, to a document. Coming to the so-called rural culture, we begin to determine an even more
emblematic sense of distance from time: today’s temporary reduction to tomorrow’s history becomes
indefinitely extended.
…the end result of my work is not a kind of Cecile De Mille film.The senses and meanings
of modern life begin beyond testimony, by avoiding every form of subjective psychology or
better psychologism. Every figure in the chorus of the popular rituals is part of this general
interpretation of the moment, every figure defines a clarifying gesture of the ritual itself.

 

Gli eretici dell’Assunta
De Luca Editore Roma 1978
Testo di Jacopo Recupero

 

 

The Herectis of the Assumption
De Luca Editore Rome 1978
Text by Jacopo Recupero

 

 


Marialba Russo ha fissato in questa serie di immagini un rituale, tra i più eccezionali di quanti

ancora sussistono nel nostro paese, com’esso è apparso ai suoi occhi di attenta fotografa,

che ha dedicato alla ricerca folklorica anni d’intenso lavoro, di cui testimoniano altre sue
pubblicazioni documentanti, con straordinaria immediatezza, fatti e consuetudini
di vita del Sud.
…La Russo appartiene alla esigua pattuglia di quel genere di ricercatori, che con il loro lavoro
sono riusciti a raccogliere documenti visivi di tanti avvenimenti, destinati a trasmutarsi
o in un breve ciclo di anni a scomparire per l’incalzare travolgente dei nuovi modi di vita,
instaurati dalla cosiddetta civiltà dei consumi.
La sua ricerca, autonoma o condotta insieme con altri studiosi, è dedicata al mondo
meridionale, di cui ha sbozzato una serie di profili di toccante autenticità, analizzando
consuetudini e individuando atteggiamenti, che costituiscono peculiarità di vita della gente
del Sud. Qui ha voluto ritrarre uno di quegli episodi sconvolgenti della religiosità popolare,
che ogni sette anni , da epoca remota, si vive a Guardia Sanframondi Benevento.
…Un’apparizione d’altro mondo, dall’inconsueto abbigliamento, simile, anzi uguale ad
immagini che la nostra memoria ricollega e accomuna a figurazioni della pittura e miniatura
medioevali, rievocanti i penitenti di quel lontano passato, in certo modo sempre ai margini
della società, ribelli e anelanti alla libertà, misticamente testimonianti una religiosità
evangelica e primitiva; eretici ieri come oggi.

Marialba Russo has frozen in this series of images a ritual, one of the most extraordinary
rituals to survive in Italy, as it appeared to the attentive eye of the photographer who has
devoted many years of intensive work on research into folklore. A fact that is testifield to by
her other publications that document, with extraordinary immediacy, events and customs
in southern Italian life.
… Russo belongs to that small unit of the kind of investigative researchers, who in their work
have succeeded in gathering visual documents of many events, events destined to change
form or to soon have disappeared forever due to the owerwhelming invasion of new ways
of life, brought by the so-called civilisation of mass consuption.
Her research, both her own and that carried out with other researchers, is devoted to
southern Italy, of which she has traced a series of profiles that are touchingly authentic,
analysing customs and picking out behavioural patterns that are particular to the life of
people in Italy’s mezzogiorno. Here she wanted to portray one of the more dramatic of
religious festivals that is held every seven years, since time immemorial, in the town
of Guardia Sanframondi Benevento.
…An apparition from another world, of unusual costume, similar- no – identical to the images
that our memory reconnects and associates with the images of medieval pictures and
miniatures, re- evoking the penitent figures of that ancient past, in a sense always at society’s
margins,rebeis longing for freedom, mystically witnessing an evangelic and primitive
reliosity; heretics vesterday as today.
Jacopo Recupero

 

Carnevale si chiamava Vincenzo
De Luca Editore Roma 1977

Il lavoro di Marialba Russo per una ricerca antropologica in collaborazione con l’Istituto di Sociologia dell’Università di Salerno sui rituali del Carnevale in Campania tra il 1972 e il 1976.
Testo di Annabella Rossi e Roberto De Simone.


Carnival was called Vincenzo

De Luca Editore Rome 1977

Marialba Russo’s work on the rituals of Carnival still practiced in Italy’s Campania region between 1972 to 1976: for a joint anthropological research project at the Institute of Sociology in the University of Salerno.
Text by Annabella Rossi and Roberto De Simone.

 

Carnevale si chiamava Vincenzo…
me lo porterò dietro sul Teatro vagante insieme al “lavoro dell’attore”
di Stanislawskij.
Me lo porterò dietro e lo farò vedere e guardare a quanti si apprestano
a entrare nel cammino del teatro e alle persone che splendono di qualche luce.
Lo mostrerò come si mostra un tesoro o una maschera della notte.

…per gli increduli si vedono balli , processioni tarantellanti, Zeze, travestimenti,
Santi Antoni, fuochi , lamentazioni, Carnevali vivi e in bara e sparati,
esseri fantastici e mostruosi,
questuanti, zingare e la Morte.
…ci fanno entrare nel ventre dei diavoli e dei santi, sotto gli strati delle musiche
e dietro le donne che sono uomini, sotto i cunicoli di tralci intrecciate,
in un continente tutto intriso
di magia e di esseri divenuti per l’attimo festivo,
secondo il calzare del calendario, divinità.

Viaggio nella terra dei culti solari e dei morti.
E viaggio, contemporaneamente dentro il teatro dell’io,
nelle stanze che i riti collettivi fanno
risuonare in noi.
Per questo me lo carico sul Teatro Vagante.
Giuliano Scabia

Carnival was called Vincenzo…
…I shall bring it with me on the roving Theatre along with the “The Actor and His Work”
by Stanislawskij. I shall bring it with me and show it have it seen by those who hurry
to follow in the wake of the theatre and to the people who emanate a particular light.
I shall display it as one displays a treasure or a mask of the night.
…for the incredulous there are the dances, frenzied processions, Zeze, cross dressings,
Santi Antoni, fires, lamentations, Carnivals that are alive and dead in a coffin and furious,
fantastic and monstrous beings, beggars, gypsies and Death.
…they allow us to enter the guts of the devils and saints, underneath the layers of music
and behind the women that turn out to be men, beneath the passages of the twisting vine branches,
in a continent everywhere pervaded by magic and by beings that in the festive

moment, according to the calendar’s provisions; become divinities.
I journey in the land of solar cults and of the dead.
And I journey, at the same moment, in the inner theatre, in the rooms that the collective
rituals make resound in us.
And it is for this reason that I take it with me on the roving Theatre.
Giuliano Scabia


Giornale Spray

i Quaderni dello Sguardo Napoli1977

Per il secondo libro della collana ideata da Marialba Russo, 500 fotografie
sulle scritte e i segni della rabbia e del dissenso tracciati sui muri di Napoli
tra il 1976 e il 1977, periodo tra i più caldi della contestazione giovanile in Italia.
Prefazione di Daniela Palazzoli


The Spray Newspaper

i Quaderni dello sguardo Naples 1977

The second book of the series by Marialba Russo comprising 500 photographs of the
writings and signs of anger and dissension on the walls in Naples between 1976 and 1977,
a time when Italy’s youth protest movement was at its most vociferous.
Preface by Daniela Palazzoli

ho ripercorso la scomposta geometria che le grida spray della rabbia e del rifiuto
hanno tracciato sui muri della città.
Ho visto i segni del progetto e del dissenso inserirsi come una punteggiatura
nel quotidiano non come grafia della pausa ma come accelerazione del suo ritmo.
Ho visto stratificarsi le tracce lasciate dal proibito e dal sacro perduto.
Ho ascoltato sui muri la voce muta della lacerazione.

I revisited the uneven geometry that the spray-shouts of rage and denial
have traced on the city walls.
I saw the signs of the plan and of dissension insert themselves like punctuation
marks in the quotidian, not to mark a pause but to accelerate its rhythm.
I saw the traces leftover from what is prohibited and once sacred form layers.
I listened on the walls to the silent voice of things coming asunder.

 

Al ristorante il 29 settembre 1974
i Quaderni dello sguardo Napoli 1976

Nella collana editoriale ideata da Marialba Russo il libro raccoglie una sequenza fotografica di un evento improvvisato dalle radici antiche: musica e ballo tra giovani uomini in un paese dell’Italia meridionale.


At the restaurant 29 September 1974

i Quaderni dello sguardo Naples 1976

Part of the series published and conceived by Marialba Russo the book brings together a photographic sequence of a spontaneous modern-day re-enactment: young men play music and dance in a small southern Italian town.

 


sono pagine di un quaderno in cui trascrivo appena le ombre, più o meno chiare, delle esperienze diverse dello sguardo.
Non vogliono essere solo le testimonianze delle mie esperienze; queste immagini vorrebbero restare allo stesso stadio
di vivacità e di ambiguità delle figure e degli avvenimenti che le provocarono. Questo desiderio non nasce dall’amore per il fenomeno ma dalla paura
che gli istituti dello sguardo catturino sempre nelle maglie sicure delle proprie regole quei rituali e quelle culture che ancora gli sfuggono.
Intanto la mia macchina fotografica li ha già catturati necessariamente illuminando la scena sulla quale dei riti svolgono nella penombra
le loro figure dell’origine del diverso e del superstite.
Allora le pagine di questi quaderni le poggerò su quelle di uno immaginario delle regole affinché come un negativo sul positivo
renda un po’ più incerti i segni del positivo
.

These are pages in a notebook where I sketch barely visible shadows, some lighter some darker, of the different experiences of seeing.
It is not their wish to be mere witnesses to my experiences; these images desire to remain in the same state
of vivacity and ambiguity as those of figures and of the events that gave rise to them. This desire is not born of love for the phenomenon but rather of fear
that these established ways of looking inevitably capture in the safe mesh of their own rules those rituals and cultures that continue to elude them.
In any event my camera has necessarily captured them by casting light on the scene where the rituals play out in the twilight
their forms of origin, of what is diverse, and what has survived.
So then I will lay the pages of these notebooks onto those of an imaginary rule-book, so that like a negative on a positive
the signs of the positive become less certain.

Immagini della Madonna dell’Arco
De Luca Editore Roma 1973

Una raccolta di fotografie di Marialba Russo sul pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco confluita nelle collezioni del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma.
Saggio introduttivo di Annabella Rossi e Roberto De Simone

Images of the Madonna dell’Arco
De Luca Editore Rome 1973

The Photographs of the Madonna dell’Arco pilgrimage by Marialba Russo housed in collections at Rome’s Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari.
Foreword by Annabella Rossi e Roberto De Simone

 

Cult Fiction
Editrice Quinlan Macerata 2018
Saggio di Goffredo Fofi

 

Cult Fiction
Editrice Quinlan Macerata 2018
Essay by Goffredo Fofi

 

 
 
 


…La “mutazione” degli anni settanta – una delle molte che il Novecento ha visto e subito – vide da parte del potere (alto e basso, e non solo cinematografico) la rappresentazione esplicita delle attività sessuali del genere umano come un nuovo mercato, e di conseguenza la liberazione sessuale sognata e teorizzata dalla parte più libera (quella che non si sognava come neo-leninista o, di fatto, neo-stalinista) dei movimenti degli studenti perse rapidamente le sue sacrosante connotazioni libertarie, e il “sistema” se ne servì per recuperare le antiche “volgarità”, tenute sino allora nascoste negli enfers delle biblioteche nazionali. Questa mutazione fu certamente più radicale e più grave di quella del “miracolo economico”,

…Su questi anni, dal punto del vista del costume si è indagato assai poco, pochi storici si sono spinti al massimo a prendere in considerazione materiali sino allora trascurati (canzonette, spettacoli televisivi), accennando molto superficialmente a una mutazione del costume e nella mentalità che fu invece radicale e che ha lasciato un gran segno, aprendo a nuove e più aberranti mutazioni quali quelle che stiamo vivendo. Quelle che hanno portato al dominio della tecnologia e della finta comunicazione. E alla morte del cinema, insisto, come fenomeno culturale di massa, arte popolare per eccellenza tra gli anni venti e i sessanta del secolo scorso, e arte per eccellenza di quel secolo insieme alla fotografia.

…One of the factors involved in the “mutation” of the Seventies – one of the many which the Twentieth century has seen and undergone – consisted of the fact that the powerful (high and low, and not only in the movie business) saw the explicit representation of human sexual activity as a new market. As a consequence, the sexual revolution that the most liberated members of the student movements (those who did not see themselves as neo-Leninists or indeed neo-Stalinist) had dreamed about and theorized was soon to lose its sacrosanct libertarian connotations, and the “system” used it to recover the old “vulgarity” which had until then been hidden in the enfers of national libraries. There is no doubt that this mutation was more profound and serious than the economic boom,
…Very little research has been done on the costumes of those years. A few historians have, at most, ventured to make very superficial comments on a change of costume and mentality which was, on the contrary, profound and which has left deep marks, opening the door to other, more aberrating transformations as the ones we are going through now. Those which have led to a situation where technology and fake communication dominates. And, I insist, to the death of cinema as a cultural phenomenon of the masses, which was a popular art par excellence between the Twenties and the Sixties of last century, and an art par excellence of that century on a par with photography.
Goffredo Fofi

 


Travestimento
Postcart Edizioni Roma 2016
Testo di Gianluca Ranzi

 

Travestimento
Postcart Edition Rome 2016
Text by Gianluca Ranzi 

 

 

 


… le immagini che compongono questa serie fotografica di Marialba Russo, scattate nell’ambito di un intenso lavoro portato avanti per alcuni anni in Campania tra il 1975 e il 1980, superano con forza l’idea di una fotografia esclusivamente autoreferenziale o autobiografica, nonostante anche questi elementi vi rientrino come una delle loro caratteristiche. Si assiste infatti al farsi immagine di una particolare “mescla” programmatica e visiva che vede convergere antropologia culturale e progetto artistico, sguardo narrativo partecipe e distacco documentario, evidenziando quei nessi sedimentati e stratificati nella memoria collettiva profonda quanto inconsapevole che si potrebbero ben definire “dimenticati a memoria”,
… In effetti per questi uomini abbigliati e truccati da donna, travestirsi vale un po’ come spogliarsi: è un modo di liberarsi dal consueto e dal quotidiano, di spingersi oltre le colonne d’Ercole del genere e della categoria. E’ un modo che, seppur vissuto inconsciamente e nell’ambito di una festa carnevalesca di oggi, affonda le sue radici in una selva di antichi miti e di riti transculturali che avevano lo scopo di riconnettere gli opposti

La malinconia qui è congeniale perché diviene il simbolo stesso sia della lontananza mitica in cui affonda lo sguardo dei soggetti e sia dell’ambigua indefinizione di genere che traspare da questi volti. La malinconia è come il sorriso della Gioconda, una sfumatura al limite della percezione che sposta il piano dell’osservazione dalla biografia del soggetto al suo grado di fusione con la natura, fino alla sua capacità di riassorbirsi in essa.

… the images that make up this series of photographs by Marialba Russo, taken as part of an intense period of work of some years in Campania, between 1975 and 1980, powerfully transcend the idea of a photography which is only self-referential or self-biographic, even if also these elements are present.
witnessing how the images turn into a very special programmatic and visual blend, where cultural anthropology converges with artistic design, participating narrative gaze and documentary detachment, to accentuate the equally profound and unconscious links that are buried and stratified in collective memory, which may well be defined “forgotten by heart”

… In fact, to these men, dressed and made up as women, cross-dressing is a bit like undressing: it is a way to rid oneself of the ordinary, of everyday things, to venture beyond the columns of Hercules of gender and category. Even if the protagonists are unaware of it and relate it to a present-day carnival celebration, the custom buries its roots in a jungle of ancient transcultural myths and rites which served to reconnect opposites
The melancholy is, on the contrary, congenial because it becomes the very symbol of both the mythical remoteness in which the gaze of the subjects is lost, and of the ambiguous lack of gender definition which is perceptible in these faces. Their melancholy reminds of Monna Lisa’s smile, an only just perceptible nuance which moves the level of the observation from the subject’s biography to its degree of merger with nature, to its ability to be reabsorbed into it.

Gianluca Ranzi



Confine

Silvana Editoriale, Milano 2015
Testi di Luciana Castellina, Marina Giaveri, Roberta Valtorta

 

Border
Silvana Editoriale, Milan 2015
Texts by Luciana Castellina, Marina Giaveri, Roberta Valtorta

 


Confine è il nuovo lavoro fotografico dell’artista napoletana Marialba Russo,
il secondo di una trilogia in fieri, frutto di una solitaria e tenace ricerca maturata
nel tempo e realizzata fra il 2000 e il 2010 in Italia centro meridionale.
Nel bianco e nero di questa narrazione fotografica che si dispiega tra recinti, reti, prati,
montagna, terra, cielo, vento e che ha come protagonisti una capra, un coro di animali amici
e, infine, la mano dell’uomo si snoda un discorso sulla libertà e sulla violenza.
Ciò che vediamo, organizzato in forma metaforica, è la lotta di un essere vivente per ottenere la libertà.
E’ una storia che riflette i tempi che stiamo vivendo, i fatti che stanno accadendo,
i sogni che stiamo cercando.

Confine is the latest photographic work of the Neapolitan artist Marialba Russo,
the second episode in a trilogy still in progress. The outcome of solitary research
tirelessly conducted over an extended period of time, it was developed in central-southern Italy between 2000 and 2010.
This black & white photographic narrative unfolding through fences, netting, meadows,
mountains, land, sky and wind, with a goat, a group of animal friends
and, finally, the hand of man as its protagonists suggests a discourse on freedom and violence.
What we see, in a metaphoric guise, is a living creature’s struggle for freedom.
This is a story that reflects the times we are living in, the events which are taking place,
the dreams we are searching for.



l’Incanto

Skira. Milano 2004
Testo di Paul Valéry

 

the Enchantment
Skira, Milan 2004
Text Paul Valéry

 

 

in un corpo che resta
e l’altro va via
muta è la distanza tra i due
la parola si confonde nelle cose che ha amato
e tutto sembra sostenerla
e niente allora può avvicinare
toccare con mano
la distanza è la distanza del nulla
nel fondo incerto
sorprende l’esistenza di corpi sospesi
la mano va oltre
si ritrae galleggia
alla ricerca di un corpo perduto
nell’immagine riflessa è come esistere senza tempo
oltre il suono delle parole apre l’attesa
e tutto scorre quasi come fosse una certezza

Marialba Russo

within a body that remains
and the other departs
mute is the distance between them
the word metts into things it once loved
and everything seems to sustain it
and then nothing can it approach
reach out to touch
the distance is the distance of nothingness
in the uncertain depths
the existence of suspended bodies surprises
the hand moves beyond
withdraws floats
searching for a lost body
in the reflected image you exist without time
beyond the sound of words opening a wait
and everything flows nearly as though it were a certainty

Marialba Russo


 

il ritratto di me
GTE, L’Aquila 1999
Testo Nadia Fusini

 

Portrait of Myself
GTE, L’Aquila 1999
Text by Nadia Fusini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La visione di sé in una serie di ritratti e autoritratti fotografici di Marialba Russo
raccolti nel tempo e elaborati dall’autrice anche con interventi pittorici

A vision of the self in a series of portraits and self-portraits of and by Marialba Russo
gathered over time.The photographs have been further elaborated, also by the artist’s paintwork

 


Famosa

GTE, L’Aquila 1998

Un piccolo libro di Marialba Russo dedicato al suo cane Famosa
con fotografie e disegni dell’autrice e dei suoi amici

A slim volume by Marialba Russo devoted to her dog Famosa
with images and illustration by the author and friends

 

 

 

 

 

 

 
Ho vissuto con Famosa diciotto anni, dal ’74 al ’92. Ora questo è Famosa

I lived with Famosa eighteen years, from ’74 to ’92. Now this is Famosa

Roma, Fasti Moderni il disordine del tempo
Fondazione Mudima, Milano 1993
Testo di Daniela Palazzoli

Con questo lavoro sulla Roma archeologica Marialba Russo muove la sua ricerca dalla
fotografia del tempo del rito e della tradizione a una fotografia più intima e analitica,
dove il paesaggio è metafora di un tempo interiore.

Roma, Fasti Moderni the disorder of time

Fondazione Mudima, Milan 1993
Text by Daniela Palazzoli

With this work on archaeological Rome Marialba Russo moves from her photographic
investigation of ritual and tradition towards a more intimate and analytical photography,
where landscapes is a metaphor for the marking of interior time.


il tempo che separa il passato dal presente
è solo un piccolo abbaglio che rende la memoria più profonda e silenziosa
E se nel suo sottile tracciato si confondono le domande e le risposte
e se il silenzio diventa parola
la parola non può che ripercorrere i segni del silenzio
e immediatamente crea un’astrazione
l’astrazione di una figura che oltre sé
sente impercettibile il senso di una cosa che verrà
E’ il disordine del tempo

Marialba Russo

the time that divides the past from the present
is only a slight illusion that makes memory more silent and deeper
And if questions and answers grow subtly confused in the wake of it
and if the silence turns into words
words can only retrace their way through the signs of silence
and immediately create an abstraction
the abstraction of a figure where beyond it one feels
the still obscure meaning of something to come
This the disorderof time

Marialba Russo

Benetton
Fotografie di Marialba Russo
A cura di Franco Batacchi
Marsilio Editori, Venezia 1991

Una monografia dedicata alle sculture in ferro di Toni Benetton,
uno dei maggiori scultori contemporanei,
in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Benetton
Photographs by Marialba Russo
Edited by Franco Batacchi
Marsilio Editori, Venice 1991

A monograph on the iron sculptures of Toni Benetton,
one of the greatest sculptors of our time, on the
occasion of his eightieth birthday.


Marialba Russo, Fotografie 1980-1987
Con una lettera di Alberto Moravia
Electa-Elemond, Milano 1989

Una raccolta di fotografie degli anni Ottanta proposta
dalla Galleria d’Arte Moderna Giorgio Morandi di Bologna.

 

Marialba Russo, Photographs 1980-1987
With a letter from Alberto Moravia
Electa-Elemond, Milan 1989

A selection of photographs from the eighties; an initiative
of the Galleria d’Arte Moderna Giorgio Morandi in Bologna.

Cara Marialba,
la fotografia da una parte sfiora la pittura a causa della sua volontà di parlare con le immagini;
dall’altra sfiora la vita nel suo farsi a causa della sua meccanica capacità di coglierne le
apparenze nel momento stesso che è più muta e significativa. La fotografia, insomma, ha il
mezzo forse più adatto a sorprendere quelle fulminee manifestazioni del mistero che James Joyce
appropriatamente chiamava epifanie.  La pittura, naturalmente, mira anch’essa all’epifania ma la
costruisce con lento e articolato artifizio: la mano del pittore non può competere in rapidità con
lo scatto dell’obbiettivo. E questo è tanto vero che la fotografia ha distrutto la descrizione nei romanzi.
Balzac, nel Père Goriot cerca di evocare l’epifania di una deprimente pensione di famiglia in molte e
molte pagine; quella stessa pensione il cinema ce la fa vedere in un solo fotogramma. Naturalmente
non parlo qui dell’istantanea ma di apparizioni fugaci del significato più segreto e più enigmatico
del reale. La macchina fotografica in questo caso diventa illuminazione e il reale manifestazione di
qualcosa che c’era in quel momento preciso e che non c’era prima e non ci sarebbe stato dopo.
Qualche cosa cioè il tutto.
Tu naturalmente miri a sorprendere queste manifestazioni ovvero epifanie nel loro apparire
primo e unico sia che fotografi un cane di notte presso una palma, sia che ci fai vedere quattro
personaggi vestiti di nero sullo sfondo di una porta chiusa, sia che riprendi due ragazze una
delle quali dorme e l’altra si guarda le unghie, sia che accoppi lo sguardo dello scugnizzo
a quello del suo asino. Ma non è un caso che le tue epifanie ovvero manifestazioni del mistero
che ci circonda siano state tutte scattate a Napoli e in genere nel Sud. Infatti è proprio in
questa parte d’Italia, che grida e gesticola con l’architettura barocca, che la realtà quotidiana
è più schiva, più silenziosa, più misteriosa, più, insomma, epifanica. Al massimo clamore del
potere corrisponde un secolare, forse ironico e in tutti i casi rassegnato mutismo delle cose
e delle persone più umili. Tutt’al più uno sguardo in una faccia impassibile, simile alla
screpolatura di un vecchio muro, rivelerà la struttura del mistero.
Cara Marialba, tu sai quello che voglio dire con queste mie poche parole perché sto dicendo
appunto il tuo segreto. T.S. Eliot diceva che i gatti pensano al loro nome che ovviamente sono i
soli a conoscere. Gli artisti in fondo sono come i gatti di Eliot; anche loro pensano a qualche cosa
che rimane sconosciuto a tutti fuorché a loro stessi. Io ho provato a dire il nome del gatto.
Spero di esserci riuscito almeno in parte
.

Dear Marialba,
photography, in one sense, touches on painting due to its desire to speak with images; and
in another, it touches on life in the moment the image is formed – due to its mechanical
ability to capture likenesses at the very instant when it is at its most silent and meaningful.
Photography, in short, has perhaps the best means to capture unaweres that kind of lightning
quick revelations of mystery that James Joyce so appropriately termed epiphanies.
Painting too clearly aspires to epiphany but it constructs it through a slow and articulated
artifice: in rapidity, the painter’s hand can in no way compete with the release of the
photographic lens. And this is so entirely true that photography has destroyed description in
novels. Balzac, in his Père Goriot writes page after page seeking to evoke the epiphany of a
depressingly run-down family lodging; the cinema shows us the same lodging in a single
frame. Naturally, I’m not referring to instantaneity here, but rather to fleeting apparitions of
the most secret and enigmatic meaning of reality. The camera in this sense becomes
illumination; the concrete manifestation of something that existed at that precise moment in
time, that was not there before and would not be there afterwards. Something, that is,
everything.
Naturally enough, you aim to surprise these revelations or better epiphanies in their first and
unique appearance whether you photograph a dog at night by a palm tree, or you show us
four people dressed in black against a closed door, or two girls – one asleep; the other
examining her own ingernails –, whether you pair the eyes of a Napolitan urchin with
those of his donkey.
But it’s no coincidence that your epiphanies or better your revelations of the mystery that
surrounds us were all taken in Naples and, in general, in the South. In truth, it’s exactly here in
this part of Italy, that shouts and gesticulates with baroque architecture, that daily life is at its
most unforthcoming, silent, enigmatic, at its most epiphanic. Set against power’s deafening
din there is a correspondent secular, perhaps ironic and forever resigned muteness of the
most humble people and things. At most, the look on an impassive face, not unlike the crack
along an old wall, can reveal the structure of mystery.
My dear Marialba, you know what I’m trying to say with these few words of mine because in
fact I’m telling your secret. T. S. Eliot used to say that cats think about their names and of
course they are the only ones who know them. Artists, at heart, are just like Eliot’s cats; they
too think about something known to them alone. Mine is an attempt to call the cat by its
name. I hope that, if only in part, I have succeded.

Alberto Moravia


Capua antica
Testo di Werner Johannowsky
Guida Editori, Napoli 1989

Uno dei più vasti siti archeologici d’Italia
visto attraverso gli occhi di Marialba Russo.


Capua Antica

Text by Werner Johannowsky
Guida Editori, Naples 1989

One of Italy’s most extensive archeological
sites as seen by Marialba Russo.

Sardegna
Testi a cura di Valeria Gigante Lanzara
Guida Editori, Napoli 1989

L’isola più conosciuta del Mediterraneo nelle vedute
di Marialba Russo accompagnate da brani di scrittori
e poeti, da Omero a Ungaretti.

Sardinia
Texts edited by Valeria Gigante Lanzara
Guida Editori, Naples 1989

Marialba Russo’s images of the most famous island of
the Mediterranean; with texts by writers and poets
from Homero to Ungaretti.


Isole d’estate

Di Norman Douglas
A cura di Carlo Knight
Note di Giorgio Buchner
Giuda Editori, Napoli 1988

Un intimo percorso fotografico di Marialba Russo tra le
isole di Ischia e di Ponza sulle tracce del noto libro di
viaggio dello scrittore Norman Douglas.

 


Summer Islands

By Norman Douglas
Edited by Carlo Knight
Notes by Giorgio Buchner
Giuda Editori, Naples 1988

An intimate photographic journey by Marialba Russo
around the islands of Ischia and Ponza based on the
well-known travel book by Norman Douglas.

Il Presepe Napoletano
La Collezione del Banco di Napoli

A cura di Marisa Piccoli Catello
Saggi di Raffaello Causa e Nicola Spinosa
Guida Editori, Napoli 1987

Un viaggio fotografico di Marialba Russo in un’imponente
collezione di presepi prodotti dagli artigiani napoletani
del XVIII e XIX secolo.

 

The Neapolitan Crib
The Bank of Naples Collection

Edited by Marisa Piccoli Catello
Texts by Raffaello Causa and Nicola Spinosa
Guida Editori, Naples 1987

 
A photographic survey by Marialba Russo of an imposing
collection of cribs made by Neapolitan craftsmen in the
eighteenth and nineteenth centuries.

 

Carnevale – Campania 1970/1980
Tempi Moderni, Napoli 1982

Dal lavoro decennale di Marialba Russo una selezione di fotografie dedicate al rito più
creativo e trasgressivo della tradizione campana: il Carnevale
Testo di Filiberto Menna


Carnival – Campania 1970/1980
Tempi Moderni, Naples 1982

Taken from a decade of work by Marialba Russo, a selection of photographs depicting the
most creative and transgressive of rituals traditionally held in the Campania region:
the Carnival
Text by Filiberto Menna

 


… non è facile in queste immagini del Carnevale di Marialba Russo sottrarsi alla suggestione

del tema, all’impressione che il dato di realtà abbia un ruolo dominante ed esclusivo nel
costituirsi dell’immagine, quasi che la fotografia si metta da parte, come i committenti nelle
antiche pale d’altare. Tanto più che la pratica fotografica di Marialba Russo fa di tutto per
ingannarci con il suo registro oggettivante, anemotivo, antiespressivo…
La stessa predilezione di Marialba Russo per una spazialità “classica” deriva da questo
atteggiamento di fondo, che tende a darci un messaggio privo di attributi, semplice, diretto,
“naturale”. Ma è un inganno, un trompe-l’oeil consapevole, dal momento che l’artista sa bene
che la ”naturalità” dell’immagine è il risultato della introiezione di un codice formale forte
quale è appunto il codice della rappresentazione classica.
… Come il trompe-l’oeil, che gli artisti moderni riprendono per mostrarne la convenzionalità
linguistica, anche la fotografia di Marialba Russo, se attentamente osservata, svela la sua
natura convenzionale, storica e culturale, e il messaggio che essa ci invia è il risultato di una
visione formalizzata, fondata su connotazioni linguistiche volutamente “deboli” , non per
questo meno determinanti.
…Ma questo accade proprio perché l’occhio fotografico sembra si restare fermo alle
apparenze, oggettivo e impersonale, per far emergere il dato di realtà in tutta la sua
complessa articolazione, ma alla fine perché riesce ad attraversare la pelle delle cose e
sprofondare in una lontananza antropologica e culturale portandosi appresso una memoria
linguistica. L’artista scopre, così, nel Carnevale di oggi la struttura soggiacente alle antiche
kermesses fiamminghe, alle danze indiavolate, formicolanti di personaggi e di girotondi
impazziti; alla costanza della maschera e degli scambi che il volto intrattiene con essa, lungo
una linea che da Bosch giunge fino a Ensor ed oltre; ai paesaggi poveri e spogli attraversati
dalle figure solitarie di Bruegel.

…It is not an easy thing in this series of photographs of the Carnival by Marialba Russo to get
away from the suggestion of a theme, from the impression that the element of reality plays
a dominant and exclusive role in the construction of the image. It is almost as though the
photograph itself is consigned to the background, like the commissioners portrayed in olden
day altar panels.So much so that Marialba Russo’s approach to photography does everything
in its power to deceive us with its objectifyng register, its unemotional and anti-expressive
quality…
Her own predilection for a “spatial classicism” derives from this deeply held view; which
tends towards transmitting a message devoid of attributed elements, simple, direct, “natural”.
But it is a deception, a deliberate trompe l’oeil, because well the artist knows that the
“naturalness” of the image is the result of the interiorisation of a formal code as strong as the
code of classical representation itself.
…Like the trompe l’oeil that modern artists are once again using in order to attest to its
linguistic conventionality, on careful observation Marialba Russo’s photography reveals its
own conventional, historical and cultural nature, and the message we receive is the result
of a formalised vision, founded on linguistic connotations that are deliberately “weak”
but not for this any the less determinant.
…But this happens precisely because the photographic eye seems, yes, to stop at the
registration ofappearances, objective and impersonal, to allow the element of reality in all its
complex articulation to emerge but more accurately it is because in the end it succeeds in
passing through the skin of things, drifting ever deeper into an anthropological and cultural
distance that carries linguistic memory with it.
In this way she reveals in the modern day Carnival the underlying structures at work in the
archaic Flemish kermesses, in the devil dances teeming with characters and frenzied
ring-a-ring-a-roses;in the constant presence of the mask and the exchanges between it and the
face it hides, in the tradition of Bosch, to Ensor and beyond; in Bruegel’s impoverished and
barren landscapes where a solitary figure walks.
Filiberto Menna

In fondo al Sud
Priuli&Verlucca editori  Torino 1981
Testo di Arturo Fratta

Il libro propone i primi dieci anni di lavoro di Marialba Russo attraverso una raccolta
di fotografie sulla religiosità e la cultura subalterna centro meridionale italiana.

In the Deep South
Priuli&Verlucca editori Turin 1981
Text by Arturo Fratta

The book looks at the first ten years of Marialba Russo’s work through a selection of
photographs on religiosity and on the subaltern culture of Italy’s central and southern regions.

da un’intervista a Marialba Russo
“ Il Mattino” 20 marzo 1981 , direttore Roberto Ciuni

…Uno degli elementi che continua a caratterizzare la fotografia e a distinguerla dagli altri
linguaggi visivi è la sua essenza documentativa. Nel suo caso, che senso ha la documentazione
della cultura contadina?

Questa domanda ancora una volta sottolinea uno dei paradossi, a mio avviso, della cultura
massificata dei nostri giorni: ridurre tutto, anche la contemporaneità a storia, a documento.
Quasi a congelare, come per l’occhio fotografico, il vissuto in un istante fermo; riducendoci
così da attori a spettatori dei nostri gesti, dei nostri riti di ogni giorno, come se non potessimo
fare altro che riguardare le nostre azioni come il cineasta fa un attimo dopo alla sua moviola.
Voglio dire che si tende sempre di ridurre tutto a qualcosa che è “ già stato”, cioè al
documento.
Nel caso poi della cosiddetta cultura contadina, si viene a determinare un senso di
allontanamento del tempo ancora più emblematico, si allunga indefinitamente lo scalare
temporaneo dell’oggi nella storia del domani.
…il risultato del mio lavoro non è un film alla Cecile De Mille, al di là della testimonianza
si innestano i sensi e i significati della contemporaneità, evitando ogni forma di psicologia
 soggettiva, o per meglio dire di psicologismo, ogni figura , nel coro dei riti popolari è un
 attributo a quella lettura generale del momento, ogni figura determina un gesto chiarificatore
del rito stesso.

From an interview with Marialba Russo
“Il Mattino” 20 March 1981 Editor-In-Chief Roberto Ciuni

One of the elements that continue to characterise photography and differentiate it from other
visual languages is its documentary core. What meaning has a documentary approach
to rural cultures for you?

This question once again highlights what I believe is one of  the paradoxes of cultural
levelling these days: everything is reduced; even the contemporary is consigned to history,
to a document. As if to freeze, like the photographic eye, the past in an immobile instant,
thereby reducing us from actors to spectators of our gestures, of our everyday rituals, as if
we were only able to consider our actions as the cineaste does an instant afterwards, on his
moviola. What I mean is that we tend to constantly reduce everything to something that has “ already
 been”, that is, to a document. Coming to the so-called rural culture, we begin to determine an even more
emblematic sense of distance from time: today’s temporary reduction to tomorrow’s history becomes
indefinitely extended.
…the end result of my work is not a kind of Cecile De Mille film.The senses and meanings
of modern life begin beyond testimony, by avoiding every form of subjective psychology or
better psychologism. Every figure in the chorus of the popular rituals is part of this general
interpretation of the moment, every figure defines a clarifying gesture of the ritual itself.

 

Gli eretici dell’Assunta
De Luca Editore Roma 1978
Testo di Jacopo Recupero

 

 

The Herectis of the Assumption
De Luca Editore Rome 1978
Text by Jacopo Recupero

 

 


Marialba Russo ha fissato in questa serie di immagini un rituale, tra i più eccezionali di quanti

ancora sussistono nel nostro paese, com’esso è apparso ai suoi occhi di attenta fotografa,

che ha dedicato alla ricerca folklorica anni d’intenso lavoro, di cui testimoniano altre sue
pubblicazioni documentanti, con straordinaria immediatezza, fatti e consuetudini
di vita del Sud.
…La Russo appartiene alla esigua pattuglia di quel genere di ricercatori, che con il loro lavoro
sono riusciti a raccogliere documenti visivi di tanti avvenimenti, destinati a trasmutarsi
o in un breve ciclo di anni a scomparire per l’incalzare travolgente dei nuovi modi di vita,
instaurati dalla cosiddetta civiltà dei consumi.
La sua ricerca, autonoma o condotta insieme con altri studiosi, è dedicata al mondo
meridionale, di cui ha sbozzato una serie di profili di toccante autenticità, analizzando
consuetudini e individuando atteggiamenti, che costituiscono peculiarità di vita della gente
del Sud. Qui ha voluto ritrarre uno di quegli episodi sconvolgenti della religiosità popolare,
che ogni sette anni , da epoca remota, si vive a Guardia Sanframondi Benevento.
…Un’apparizione d’altro mondo, dall’inconsueto abbigliamento, simile, anzi uguale ad
immagini che la nostra memoria ricollega e accomuna a figurazioni della pittura e miniatura
medioevali, rievocanti i penitenti di quel lontano passato, in certo modo sempre ai margini
della società, ribelli e anelanti alla libertà, misticamente testimonianti una religiosità
evangelica e primitiva; eretici ieri come oggi.

Marialba Russo has frozen in this series of images a ritual, one of the most extraordinary
rituals to survive in Italy, as it appeared to the attentive eye of the photographer who has
devoted many years of intensive work on research into folklore. A fact that is testifield to by
her other publications that document, with extraordinary immediacy, events and customs
in southern Italian life.
… Russo belongs to that small unit of the kind of investigative researchers, who in their work
have succeeded in gathering visual documents of many events, events destined to change
form or to soon have disappeared forever due to the owerwhelming invasion of new ways
of life, brought by the so-called civilisation of mass consuption.
Her research, both her own and that carried out with other researchers, is devoted to
southern Italy, of which she has traced a series of profiles that are touchingly authentic,
analysing customs and picking out behavioural patterns that are particular to the life of
people in Italy’s mezzogiorno. Here she wanted to portray one of the more dramatic of
religious festivals that is held every seven years, since time immemorial, in the town
of Guardia Sanframondi Benevento.
…An apparition from another world, of unusual costume, similar- no – identical to the images
that our memory reconnects and associates with the images of medieval pictures and
miniatures, re- evoking the penitent figures of that ancient past, in a sense always at society’s
margins,rebeis longing for freedom, mystically witnessing an evangelic and primitive
reliosity; heretics vesterday as today.
Jacopo Recupero

 

Carnevale si chiamava Vincenzo
De Luca Editore Roma 1977

Il lavoro di Marialba Russo per una ricerca antropologica in collaborazione con l’Istituto di Sociologia dell’Università di Salerno sui rituali del Carnevale in Campania tra il 1972 e il 1976.
Testo di Annabella Rossi e Roberto De Simone.


Carnival was called Vincenzo

De Luca Editore Rome 1977

Marialba Russo’s work on the rituals of Carnival still practiced in Italy’s Campania region between 1972 to 1976: for a joint anthropological research project at the Institute of Sociology in the University of Salerno.
Text by Annabella Rossi and Roberto De Simone.

 

Carnevale si chiamava Vincenzo…
me lo porterò dietro sul Teatro vagante insieme al “lavoro dell’attore”
di Stanislawskij.
Me lo porterò dietro e lo farò vedere e guardare a quanti si apprestano
a entrare nel cammino del teatro e alle persone che splendono di qualche luce.
Lo mostrerò come si mostra un tesoro o una maschera della notte.

…per gli increduli si vedono balli , processioni tarantellanti, Zeze, travestimenti,
Santi Antoni, fuochi , lamentazioni, Carnevali vivi e in bara e sparati,
esseri fantastici e mostruosi,
questuanti, zingare e la Morte.
…ci fanno entrare nel ventre dei diavoli e dei santi, sotto gli strati delle musiche
e dietro le donne che sono uomini, sotto i cunicoli di tralci intrecciate,
in un continente tutto intriso
di magia e di esseri divenuti per l’attimo festivo,
secondo il calzare del calendario, divinità.

Viaggio nella terra dei culti solari e dei morti.
E viaggio, contemporaneamente dentro il teatro dell’io,
nelle stanze che i riti collettivi fanno
risuonare in noi.
Per questo me lo carico sul Teatro Vagante.
Giuliano Scabia

Carnival was called Vincenzo…
…I shall bring it with me on the roving Theatre along with the “The Actor and His Work”
by Stanislawskij. I shall bring it with me and show it have it seen by those who hurry
to follow in the wake of the theatre and to the people who emanate a particular light.
I shall display it as one displays a treasure or a mask of the night.
…for the incredulous there are the dances, frenzied processions, Zeze, cross dressings,
Santi Antoni, fires, lamentations, Carnivals that are alive and dead in a coffin and furious,
fantastic and monstrous beings, beggars, gypsies and Death.
…they allow us to enter the guts of the devils and saints, underneath the layers of music
and behind the women that turn out to be men, beneath the passages of the twisting vine branches,
in a continent everywhere pervaded by magic and by beings that in the festive

moment, according to the calendar’s provisions; become divinities.
I journey in the land of solar cults and of the dead.
And I journey, at the same moment, in the inner theatre, in the rooms that the collective
rituals make resound in us.
And it is for this reason that I take it with me on the roving Theatre.
Giuliano Scabia


Giornale Spray

i Quaderni dello Sguardo Napoli1977

Per il secondo libro della collana ideata da Marialba Russo, 500 fotografie
sulle scritte e i segni della rabbia e del dissenso tracciati sui muri di Napoli
tra il 1976 e il 1977, periodo tra i più caldi della contestazione giovanile in Italia.
Prefazione di Daniela Palazzoli


The Spray Newspaper

i Quaderni dello sguardo Naples 1977

The second book of the series by Marialba Russo comprising 500 photographs of the
writings and signs of anger and dissension on the walls in Naples between 1976 and 1977,
a time when Italy’s youth protest movement was at its most vociferous.
Preface by Daniela Palazzoli

ho ripercorso la scomposta geometria che le grida spray della rabbia e del rifiuto
hanno tracciato sui muri della città.
Ho visto i segni del progetto e del dissenso inserirsi come una punteggiatura
nel quotidiano non come grafia della pausa ma come accelerazione del suo ritmo.
Ho visto stratificarsi le tracce lasciate dal proibito e dal sacro perduto.
Ho ascoltato sui muri la voce muta della lacerazione.

I revisited the uneven geometry that the spray-shouts of rage and denial
have traced on the city walls.
I saw the signs of the plan and of dissension insert themselves like punctuation
marks in the quotidian, not to mark a pause but to accelerate its rhythm.
I saw the traces leftover from what is prohibited and once sacred form layers.
I listened on the walls to the silent voice of things coming asunder.

 

Al ristorante il 29 settembre 1974
i Quaderni dello sguardo Napoli 1976

Nella collana editoriale ideata da Marialba Russo il libro raccoglie una sequenza fotografica di un evento improvvisato dalle radici antiche: musica e ballo tra giovani uomini in un paese dell’Italia meridionale.


At the restaurant 29 September 1974

i Quaderni dello sguardo Naples 1976

Part of the series published and conceived by Marialba Russo the book brings together a photographic sequence of a spontaneous modern-day re-enactment: young men play music and dance in a small southern Italian town.

 


sono pagine di un quaderno in cui trascrivo appena le ombre, più o meno chiare, delle esperienze diverse dello sguardo.
Non vogliono essere solo le testimonianze delle mie esperienze; queste immagini vorrebbero restare allo stesso stadio
di vivacità e di ambiguità delle figure e degli avvenimenti che le provocarono. Questo desiderio non nasce dall’amore per il fenomeno ma dalla paura
che gli istituti dello sguardo catturino sempre nelle maglie sicure delle proprie regole quei rituali e quelle culture che ancora gli sfuggono.
Intanto la mia macchina fotografica li ha già catturati necessariamente illuminando la scena sulla quale dei riti svolgono nella penombra
le loro figure dell’origine del diverso e del superstite.
Allora le pagine di questi quaderni le poggerò su quelle di uno immaginario delle regole affinché come un negativo sul positivo
renda un po’ più incerti i segni del positivo
.

These are pages in a notebook where I sketch barely visible shadows, some lighter some darker, of the different experiences of seeing.
It is not their wish to be mere witnesses to my experiences; these images desire to remain in the same state
of vivacity and ambiguity as those of figures and of the events that gave rise to them. This desire is not born of love for the phenomenon but rather of fear
that these established ways of looking inevitably capture in the safe mesh of their own rules those rituals and cultures that continue to elude them.
In any event my camera has necessarily captured them by casting light on the scene where the rituals play out in the twilight
their forms of origin, of what is diverse, and what has survived.
So then I will lay the pages of these notebooks onto those of an imaginary rule-book, so that like a negative on a positive
the signs of the positive become less certain.

Immagini della Madonna dell’Arco
De Luca Editore Roma 1973

Una raccolta di fotografie di Marialba Russo sul pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco confluita nelle collezioni del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma.
Saggio introduttivo di Annabella Rossi e Roberto De Simone

Images of the Madonna dell’Arco
De Luca Editore Rome 1973

The Photographs of the Madonna dell’Arco pilgrimage by Marialba Russo housed in collections at Rome’s Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari.
Foreword by Annabella Rossi e Roberto De Simone